Storia

26 luglio 1943

Radio Roma annuncia la caduta del fascismo.

28 luglio 1943

Si abbattono le lapidi fasciste, tra cui quella delle “ sanzioni ” del Palazzo comunale, quella “ dei martiri fascisti ” della Casa del Littorio, il “ Fascio ” in legno della terrazza del Politeama.
La citt à è piena di sfollati e di ex prigionieri del campo di concentramento di Sforzacosta.

Campo di concentramento a Sforzacosta (MC).
30 luglio 1943

Si prevede l ’ occupazione tedesca. Tutte le parti politiche si stringono e si promettono aiuto reciproco. L ’ atto avviene nella residenza comunale.

8 settembre

Giunge notizia dell ’ armistizio e del messaggio di Badoglio. La gente si riversa in Piazza, inneggiando alla fine della guerra.

9 settembre 1943

L ’ esercito italiano, male interpretando il messaggio di Badoglio, ha deposto le armi e si sbanda. I soldati, laceri, affamati e vestiti alla meglio, ritornano a casa.

13 settembre 1943

E ’ giunta una pattuglia di esploratori tedeschi in motocicletta, seguita da una autocolonna che sosta davanti allo stabilimento Gabrielli.
Si costituisce il Comitato di Liberazione Nazionale nella Fonderia Farabolini: ne fanno parte il Dottor Giulio Apolloni, Sante Palmini, Adelino Farabolini, Redanti Serangeli, Ezio D ’ Innocenzo.

17 settembre 1943

Il gruppo partigiano di S. Giuseppe, con a capo Pacifico Nerpiti, attacca la caserma dei Carabinieri do Belforte. Il gruppo è la prima effettiva formazione partigiana del Maceratese.

19 settembre 1943

Mussolini è stato liberato da Campo Imperatore.

24 settembre 1943

Repubblica di Sal ò .

3 ottobre 1943

E ’ stato ricostituito il Fascio Repubblicano.

6 ottobre 1943

Ezio D ’ Innocenzo, Marino Lucentini e Renato Baldassarri prelevano armi a Civitanova Alta.

12 ottobre 1943

Per ragioni di sicurezza il gruppo di S. Giuseppe si trasferisce a Carpignano.

Carpignano (Tolentino).

15 ottobre 1943

Lungo il Viale Battisti sostano ancora colonne tedesche: le comanda un Maresciallo di Amburgo, alloggiato all ’ Albergo Milano.
16 novembre 1943

Vengono arrestati Enrico Ciurumbella e Ettore Angeli. La tregua tra fascisti e antifascisti è rotta.

25 novembre 1943

Renato Clementi viene malmenato dal milite Pierdominici.

27 novembre 1943

Il soppresso giornale “ Azione fascista ” del 1921, settimanale della Federazione, rivede la luce sotto il nuovo titolo “ Azione Repubblicana ” .

6 dicembre 1943

Due ex soldati inglesi vengono arrestati in Contrada Pace.

8 dicembre 1943

D ’ accordo con i Carabinieri, che lasciano socchiusa la porta della caserma, i partigiani, al comando di Pacifico Nerpiti, liberano i due Inglesi e prelevano armi.

17 dicembre 1943

Spedizione contro i partigiani di Carpignano, che si sganciano e si portano a Montalto. A S. Andrea viene ucciso il siciliano Salvatore Ficili, soldato sbandato rifugiato da un contadino.

23 dicembre 1943

Dissidi tra i componenti del gruppo di Montalto. Rissa con elementi slavi per questioni di armi in casa Betti. Uno slavo uccide il partigiano Biaggi e ferisce Pacifico Nerpiti, trasportato, poi, all ’ ospedale di Tolentino.
Il gruppo si sbanda.
Il C.L.N. offre un premio di 10.000 lire per rintracciare lo slavo, che viene raggiunto in pochi giorni e giustiziato.
Il C.L.N. decide di liberare Nerpiti.

26 dicembre 1943

Sante Foresi e Ado Muscolini trasportano da Civitanova Marche 40 bombe a mano e 12 moschetti. Nerpiti viene prelevato dall ’ Ospedale e trasportato a Carpignano.
L ’ Avvocato Mario Pinelli e Giancarlo Benadduci entrano nel C.L.N.
L ’ industriale Lanfranco Massi e Don Luciano Piergentili appoggiano il movimento.

Casa Betti.
7 gennaio 1944

Rastrellamento lungo la via Montecavallo effettuato dal Prefetto Terrazzani. Molte persone arrestate, condotte in piazza, costrette a cantare “ Giovinezza ” e poi rilasciate, tranne Ettore Angeli e Renzo Tombolini, tradotti a Macerata.
12 gennaio 1944

Il segretario del Fascio fa affiggere un manifesto in cui si invita i giovani a tornare alle loro case. Vi si legge: “ Lasciate la montagna ai lupi famelici e ritornate alle vostre case dove sarete sicuri in seno alle vostre famiglie ” .

12 gennaio – primi giorni di febbraio 1944

Il gruppo di Montalto, sbandatosi dopo i fatti di Villa, si ricostituisce a S. Moroto prim, e poi a S. Marco e S. Giovanni di Fiastra, con a capo il Tenente “ Acciaio ” . Si susseguono le azioni di disturbo lungo la statale 77. Il gruppo diviene ben presto il terrore dei Tedeschi, che in quel tratto della Nazionale sono costretti ad organizzare un servizio continuo di autoblinde. Il primo febbraio si costituisce ufficialmente il Gruppo 201 della Brigata Spartaco, che dopo qualche giorno, si trasferisce a Fiungo.

Maroto di Pievebovigliana – Chiesa San Giusto

19 febbraio 1944

A Caldarola, per ordine del Prefetto Ferrazzani, viene fucilato Agostino Mazzetti, un carbonaio di Montalto venuto in piazza per prelevare il grano distribuito alla popolazione dai partigiani. Lo sdegno è enorme.

22 febbraio 1944

Vengono arrestati e condotti a Macerata Guglielmo Clementi, il Conte Adolfo Gentiloni Silveri, il Dottor Giulio Apolloni, Nazzareno Brandi, Manlio Santilli, l ’ ex Podest à Giovanni Tacci Porcelli, Don Agostino Tacci ed altri.

25 febbraio 1944

E ’ scaduto ieri il bando di richiamo di Sal ò delle classi 1922-1923. Molti giovani si rifugiano nelle vicinanze ed alcuni a Montalto.

Montalto (MC).

3 marzo 1944

I fascisti perquisiscono la casa di Ettore Angeli. Gira un volantino tedesco che minaccia pene contro i patrioti, chiamati banditi,e i loro favoreggiatori.

8 marzo 1944

Quirino Ciarapica viene arrestato.

11 marzo 1944

I Tedeschi operano un rastrellamento a Piastra. Sono respinti, lasciando uno di loro sul terreno. Il fallimento dell ’ operazione è dovuto all ’ azione combinata tra i vari gruppi partigiani operanti nella zona.

16 marzo 1944

Il Tenente “ Acciaio ” viene conoscenza che i Nazi-fascisti stanno preparando un rastrellamento a grande raggio e propone ai comandanti degli altri gruppi di arrestare i capi fascisti di Tolentino, per trattare, poi, il loro rilascio con la sospensione del rastrellamento. Non viene ascoltato, anzi, giunto a Montalto per chiedere volontari, viene accusato di concepire a modo suo la guerra partigiana e, quindi, disarmato insieme ad altri appena arrivati a Monastero.

17 marzo 1944

Vengono riconsegnate le armi ad “ Acciaio ” e ai suoi amici, che partono per S. Liberato.

18 marzo 1944

La radio trasmette il messaggio “ Le ciliegie sono mature ” . E ’ l ’ avvertimento che il lancio avverr à nelle prossime 24 ore. La zona è quella nei pressi della pineta di Caldarola, in localit à Maddalena.
LA LETTERA DI NELLO SALVATORI, UNICO SOPRAVVISSUTO ALLA STRAGE

” Verso il tramonto, iniziamo da Vestignano l ’ ascesa della Maddalena, trasportando a spalle le “ tregghie ” necessarie per riportare in basso i fusti del materiale lanciato. In alto c ’ è la neve, gelata e dura in alcuni punti, molle in altri dove si affonda fino al ginocchio. Tira un forte vento che solleva in mille aghi pulviscoli di neve.
La colonna sale lentamente. Ogni tanto si sosta per riposarsi un po ’ addossandosi gli uni agli altri per difendersi un po ’ dal freddo e dalla bufera.
Qualcuno comincia a cantare imitato dagli altri.
La chiesetta viene ritrovata per caso, sepolta come è dalla neve, ed è necessario scavare per trovare la porta.
Vengono preparati fal ò a triangolo con rami di pino raccolti giorni prima. Un po ’ di legna viene portata nella chiesetta dove viene acceso il fuoco.

Primo allarme.
Gi ù lontano una colonna di uomini sale lentamente dal vallone di Montalto. C ’ è un discreta visibilit à , la luna illumina la zona. Quegli uomini che salgono in fila indiana sembrano un lungo serpe nero che striscia lentamente sul bianco della neve.
Parte uno sciatore del Gruppo Comando, scivola sulla neve ghiacciata e si ferma a distanza di sicurezza dalla colonna.
“ Chi va l à ? ”
“ Montalto ” è la risposta che risuona nel vallone. Sono i ragazzi di Montalto. Male in arnese, intirizziti dal freddo e spossati dalla fatica, si allungano sul pavimento della chiesetta accanto al fuoco. Sono per lo pi ù giovanissimi. C ’ è uno che sull ’ aria di una nota canzone intona:

“ C ’ è una chiesetta alpina dove siamo noi partigiani
per combattere con ardore per l ’ Italia di domani! ”

Tutti si uniscono al coro. Poi i canti si affievoliscono fino a spegnersi. Ad uno ad uno i giovani si addormentano. I loro visi, resi pallidi dal freddo e non pi ù illuminati dal bagliore del fuoco che si sta spegnendo, assumono un aspetto spettrale.
Si sentono alcuni colpi di pistola. Sono gli invitati del Comitato Regionale e Provinciale che non riescono a trovare il campo. Vengono raggiunti e anche loro guidati nella chiesetta. Ad un tratto, tra i fischi delle raffiche di vento, il rombo di un aereo. In un attimo il campo si sveglia frenetico e ognuno raggiunge il posto stabilito. Vengono accesi i fal ò e segnalata la direzione del vento. L ’ aereo passa e ripassa pi ù volte. Si possono scorgere le luci di bordo.
Intanto sulla neve i giovani sembrano impazziti dalla gioia. Gettano cappelli e sciarpe in aria, si abbracciano, urlano come ossessi agitando le braccia in segno di saluto. Ma i paracadute non scendono: il vento è troppo forte per il lancio. L ’ aereo si allontana verso Monastero. Per un po ’ se ne sente il rombo dei motori, poi pi ù nulla.
Rimane solo l ’ ululare del vento a rompere il silenzio della notte. Il gruppo di Montalto riparte verso la valle. I partigiani scendono come automi, svuotati di ogni energia e nei loro visi si pu ò leggere delusione e sgomento.
Anche noi del “ Gruppo Comando ” prendiamo la via del ritorno.
Nessuno ha pi ù voglia di cantare. Giunti all ’ altezza dei “ Pinetti di Croce ” si sente sparare laggi ù verso Caldarola ” .

A Caldarola, mentre alcuni partigiani del gruppo di Montalto stanno accompagnando all ’ ospedale Peppino Guerrieri e Franco Belfiori, si imbattono in un gruppo di fascisti. Incomincia una sparatoria spaventosa. Il tenente Toto e Marino Lucentini, che erano seduti nella cabina dell ’ autocarro, riescono a mettersi in salvo. Gli altri si arrendono. Sopraggiunge “ Acciaio ” con Spartaco Perugini e Alberto Pratesi, ma sono costretti a fuggire. Franco Belfiori, che è ferito alle gambe e non pu ò camminare, viene freddato sulla piazza.
Gli altri sono condotti a Muccia, nella sede del Comando fascista. Durante la notte vengono interrogati, perquisiti e malmenati.

Piazza, Caldarola.

“ E ’ la volta mia nell ’ interrogatorio. Vogliono sapere dove andavamo, da dove venivamo, chi ci conduceva. Io non svelo nulla. Purtroppo mi accorgo che qualcuno prima di me deve aver parlato anche troppo. Gi à sanno tutto.
Alle 11 siamo tutti chiamati nella sala dell ’ interrogatorio. Entrati, un tenente tedesco ne chiama 5 da una parte, e condanna alla fucilazione, nello stesso giorno, alle ore 18,30, gli altri sette: Radam è s Casadidio, Giammario Fazzini, Giuseppe Guerrieri, Giacomo Saputo, Mariano Scipioni, Nello Salvatori, Mariano Cuttini.
Alle 18,30 stiamo per essere fucilati, quando sopraggiunge un tedesco, che ordina di sospendere l ’ esecuzione.

22 marzo 1944

Documento originale


Alle 4, a noi sette risparmiati ieri dalla fucilazione, ci fanno salire su di un autocarro. Dove ci porteranno … ? Un triste presentimento mi tormenta. Ci porteranno a Montalto?
Alle 5,30 giungiamo a Caldarola. Qui, fatta una breve sosta, l ’ autocarro imbocca la nota strada di Montalto.
Ma perch é portarci lass ù ? Che cosa vorranno fare … ? Dopo pochi chilometri, incontriamo il Parroco Don Antonio Salvatori. I fascisti dicono bruscamente: “ Tu sei il prete dei ribelli, salisci sull ’ autocarro! ”
Procediamo velocemente in mezzo a fitta nebbia. Speriamo che i nostri compagni si accorgano in tempo per mettersi in salvo … A 500 metri, la sentinella, sentendo insolito rumore di autocarro, spara quattro colpi di fucile per avvertire tutti i patrioti.
Per circa due ore attendiamo, incerti sulla sorte nostra e dei nostri compagni. Poi avanzano lentamente una decina di fascisti armati di fucili automatici con alcuni compagni feriti e sanguinanti … uno dietro l ’ altro, con le mani alzate, le coperte in spalla, lo spavento in volto. I compagni vengono inquadrati lungo la strada.
Un fascista con un bastone ci costringe a tenere le mani in alto; altri fascisti perquisiscono i nuovi arrivati, togliendo portafogli, orologi e catenine.
Arriva, poi, il Tenente Barilatti e viene anche lui allineato con gli altri lungo la strada. Accortosi di me, mi stringe fortemente la mano, mi bacia contento e commosso di rivedermi dopo tre giorni.
In ultimo arrivano il Tenente Manlio Ferrari e il Maresciallo Proietti con una decina di compagni rastrellati lungo la strada di Vestignano. Anch ’ essi vengono allineati lungo la strada con le mani in alto e perquisiti.
Ma che cosa vorranno fare? Forse intimarci l ’ arruolamento del G.R.F. o condannarci in blocco alla fucilazione. Dopo ansiosa attesa, tempestata da mille supposizioni, giunge il Tenente della milizia e alle ore 10 d à ordine di iniziare la fucilazione.

Piangere, gemere, pregare, scongiurare, tutto è vano. Nulla commuove i militi decisi a sacrificarci inumanamente. Mamma, babbo, fratelli, sorella, amici, tutti mi passano davanti a rendermi pi ù doloroso il momento.
Tre fascisti e due tedeschi formano il terribile plotone d ’ esecuzione.
Dopo un breve interrogatorio, per primo viene fucilato il Tenente Manlio Ferrario, poi
i suoi gregari.

Montalto, il luogo della fucilazione.

Il Tenente Barilatti, da poche ore comandante del gruppo, sentendo piena la sua responsabilit à di capo, abbraccia uno per tutti.
Nel vedere che i fratelli uccidono i fratelli, si interpone coraggiosamente gridando:
“ Uccidete me, ma non questi giovani innocenti, venuti da poco tempo in montagna, senza armi, presi a tradimento! ”
Quattro a quattro vengono barbaramente stroncate fiorenti giovinezze. Qualcuno non morto si lamenta pietosamente. I militi, impietriti, lo finiscono a colpi di pistola. E ’ la volta del quarto turno, il mio. Percorro pochi metri, che mi separano dal luogo della fucilazione con l ’ anima nella pi ù grande agitazione. Non faccio neppure in tempo ad arrivare che una scarica di “ automatico ” parte. Non so neppure io come cado a terra, colpito da alcune pallottole non mortali al fianco, al braccio, alla gamba destra. Inizia, cos ì , per me una protezione divina. Non mi preoccupo delle ferite quantunque non poco sanguinanti. Tutta l ’ attenzione è di non lamentarmi e di non muovermi per evitare il colpo di grazia. Il freddo è intenso.
Il sangue che esce dalle ferite mi comincia a spaventare. Altri quattro compagni cadono e mi coprono. Anche il sangue di essi scorre copioso, mi macchia il volto, la testa, la schiena, tutto. Brevi istanti passano, poi sento togliermi i cadaveri di sopra. Si saranno forse accorti di me che sono ancora vivo? Mi daranno il colpo di grazia? Riconcentro tutto me stesso a comparire morto. Mi prendono fortunatamente quei compagni che attendono per essere fucilati. Mi trascinano per qualche spazio, poi sento mancarmi il terreno e scivolo velocemente per una scarpata.
Altri fucilati mi cadono bruscamente sopra e sento di qualcuno l ’ ultimo respiro. Il pericolo di ricevere il colpo di grazia è passato.
Mi resta da vedere se gli assassini se ne sono andati. Attendo immobile sulla neve circa tre ore. Sento venir gente. Mi accorgo che non sono fascisti. Raccogliendo, allora, tutte le mie forze lentamente mi alzo, emozionato nel vedere un mucchio di compagni inerti. La gente spaventata indietreggia, piange, si lamenta. Penso subito che nel mucchio ci deve essere qualcuno salvo come me. Mi do a chiamarli ad uno ad uno: Audio Carassai, Luigino Cerquetti, Balilla Pascolini, Peppino Guerrieri, Umberto Lucentini, Peppino Cegna, Nicola Ciarapica, Ennio Proietti, Arduino Germondani, Ugo Sposetti, Adino Barcarelli, Umberto Angelelli, Spartaco Perugini, Radam è s Casadidio, Giammario Fazzini, Mariano Scipioni, Giacomo Saputo, Manlio Ferrari, Bruno Principi, Nazzareno Bartoli, Armando Mogetta, Armando Pettinari, Alberto Patrizi, Lorenzo Bernardoni, Primo Stacchietti, Mariano Cutini. Tutti morti! ”

A Vestignano cadono Nicola Peramezza, Mario Ramundo, Guidobaldo Orizi e Lauro Cappellacci.


Vestignano, scorcio del paese, con la lapide dove fu ucciso Peramezza.

Vestignano, la casa in cui furono uccisi Cappellacci, Orizi e Ramundo.
23 marzo 1944, ore 18,25

Il Tenente Barilatti viene fucilato a Muccia, fuori la cinta del Cimitero.

L ’ ultima lettera di Achille Barilatti alla famiglia:

Mamma adorata,
quando riceverai la presente sarai gi à straziata dal dolore. Mamma, muoio fucilato per la mia idea. Non vergognarti di tuo figlio, ma sii fiera di lui.
Non piangere mamma, il mio sangue non si verser à invano e l ’ Italia sar à di nuovo grande. Da Dita Maraschi di Atene potrai avere i particolari sui miei ultimi giorni.
Addio Mamma, Addio Pap à , addio Marisa e tutti i miei cari.
Muoio per l ’ Italia.
Ricordatevi della donna di cui sopra che tanto ho amata.
Ci rivedremo nella gloria celeste.
Viva l ’ Italia libera.

Achille
26 marzo 1944

Vengono arrestati Turindo Pucciarelli, il Dottor Mario Pinelli, Don Luciano Piergentili, Lanfranco Massi, Clemente Scorcia, Nello Apolloni, Luigi Battellini, Mario e Renato Clementi, Adelino Farabolini ed altri. Sono tutti accusati di far parte del Comitato di Liberazione.

29 marzo 1944

Francesco Saverio Massi, nel trigesimo dell ’ Eccidio di Montalto, fa celebrare una messa nella Basilica di S. Nicola. Il commissario prefettizio Giuseppe Massi fa distribuire una circolare nella quale tenta di giustificarsi per l ’ Eccidio di Montalto.

30 marzo 1944

Si è saputo della messa fatta celebrare ieri a San Nicola. I Fascisti circondano la chiesa ed il convento e operano una perquisizione.

2 aprile 1944

L ’ abitazione di Ettore Angeli è messa a soqquadro ed i mobili bruciati in strada. Anche la casa del Prof. Zazzaretta subisce una perquisizione.

3 aprile 1944

Bombardamento anglo-americano a Macerata, l ’ obbiettivo è la Caserma Corridoni. Fra i morti. Luigi No è . I Tolentinati detenuti nella caserma sono tutti salvi. I soldati inviati con camion tedeschi verso il Nord si sbandano e molti ritornano alle loro montagne.

4 aprile 1944

Nicola No è cattura due prigionieri inglesi.

6 aprile 1944

Nicola No è viene giustiziato davanti la sua casa. Si dice che vittima designata fosse il Commissario Prefettizio.

7 aprile 1944

Venerd ì Santo: la processione con il Cristo morto non ha pi ù luogo per i disordini che si susseguono in questo periodo.

11 aprile 1944

La “ Volante ” di “ Acciaio ” assale il posto di avvistamento nella villa Massi alla Bura: catturati e fucilati due militi.

20 aprile 1944

Si dice che il Commissario Prefettizio abbia richiesto un reparto di S.S. che dovrebbe operare rastrellamenti delle classi 1924-1925-1926.
22 aprile 1944

La “ Volante ” tende un ’ imboscata al Prefetto Terrazzani all ’ altezza del villino Benedetti: cadono i partigiani Umberto Cical è e Biagiotti.

1 maggio 1944

Un reparto di S.S. giunge a Tolentino: il gruppo dipende dal grosso distaccato a S. Severino. Incominciano col solito sistema, sparando in aria all ’ impazzata e incolonnando tutti gli uomini che incontrano per via.

2 maggio 1944

Le S.S. sparano raffiche e bombe a mano contro lo stabilimento Gabrielli per un diverbio sorto con alcune operaie. Danni notevoli alle vetrate e all ’ interno.
4 maggio 1944

Vengono arrestati Nicola Porcelli e Guglielmo Clementi.

8 maggio 1944

Vengono arrestati il Dottor Giulio Apolloni, Adelino Farabolini, il Dottor Amleto Poeti, Redano Serangeli e il Dottor Alberto Mari.

9 maggio 1944

Si parla di un accordo di pace tra partigiani e fascisti; in effetti si vedono gli uni e gli altri tranquillamente in giro per la citt à .

13 maggio 1944

Sparatoria nelle vicinanze di S. Giuseppe. Incendio di pagliai e contadini feriti.

16 maggio 1944

Perquisizione in casa di Don Luciano Piergentili, che riesce a fuggire a Pollenza.

17 maggio 1944

Mitragliamento aereo. Cesare Pasqualini rimane ferito lungo la strada per S. Severino.

18 maggio 1944

I partigiani, tra i quali il 15enne Enzo Angeli, hanno distrutto una locomotiva.

30 maggio 1944

Nuovo bombardamento a Macerata. I militi hanno piazzato le mitragliatrici nei punti strategici della citt à . Perquisita di nuovo casa Benadduci.
8 giugno 1944

Mitragliamento aereo della citt à di Macerata.

9 giugno 1944

Castelli, spia e collaboratore dei Tedeschi, viene giustiziato in Contrada Pace.

12 giugno 1944

A San Severino cadono Aldo Damiani e Saverio Bezzi.

15 giugno 1944

A Borgianello di Serrapetrona, mentre il gruppo partigiano si accingeva ai preparativi per l’attacco di una colonna tedesca parcheggiata di fronte al mattatoio Comunale di Tolentino, a uno di loro sfugg ì una bomba a mano che esplose ferendo mortalmente Albino Caselli ed altri partigiani tra cui Minnozzi Francesco, il pi ù grave, il quale riport ò la perforazione del polmone sinistro e lesioni gravi ad entrambi le gambe.

17-21 giugno 1944

Il Commissario del Fascio lascia la citt à e raggiunge i partigiani a Serrapetrona.
Arrivano i “ guastatori ” tedeschi: è il preludio alla ritirata. Saltano le installazioni della cartiera Porcelli, dei cantieri metallurgici, della fonderia Farabolini, degli stabilimenti Gabrielli, delle concerie Borbotti, Mercorelli e del Chienti. Saltano gli impianti idroelettrici. Con uno stratagemma viene salvata la centrale dei Pianarucci.

22 giugno 1944

La ritirata tedesca è in atto: lunghe colonne di cavalli e di carri, nessun mezzo motorizzato.
A Morico di Pollenza vengono fucilati i contadini Ubaldo e Virgilio Bartolazzi.
Sorpresa notturna contro un gruppo di Tedeschi nella colonia Cartechini, in Contrada Grazie: 3 morti, 2 prigionieri e 3 feriti.

23 giugno 1944

Il C.L.N. designa il Prof. Alessandro Zazzaretta come futuro Sindaco.
25-28 giugno 1944

Reclutamento di 300 cittadini per scavare un fosso anticarro in Contrada Bura.

30 giugno 1944

Liberazione di Tolentino

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